Tecniche:

 

EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari)

L’EMDR è un approccio psicoterapeutico creato dalla psicologa americana Francine Shapiro nel 1987. L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata per gli eventi  traumatici (Disturbo Post Traumatico da Stress) ma anche per i traumi di minore gravità.  

Il terapeuta mediante la tecnica di EMDR (stimolazione mediante movimenti oculari) cerca di ridurre ed eliminare l’informazione-memoria immagazzinata dalla persona a seguito di un evento traumatico in modo non funzionale alla propria salute psicologica e fisica.

 

Rilassamento

Metodo pratico fondamentale per la gestione dell’ansia e dello stress e per poter attivare alcune tecniche cognitivo-comportamentali. Un vantaggio è che la persona si convolge in modo attivo, dunque acquisisce un’abilità nuova che può utilizzare nella propria vita quotidiana. 

Esistono diversi tipi di rilassamento, a partenza prevalentemente  mentale ( l’induzione di rilassamento si facilita mediante l’evocazione di immagini, suoni o sensazioni rilassanti), oppure prevalentemente su base muscolare  ( il rilassamento avviene mediante la riduzione della tensione in alcuni distretti corporei). In particolare il rilassamento muscolare progressivo (Jacobson) consiste nell’allenare il paziente a focalizzare la propria attenzione su una parte muscolare del proprio corpo, di aumentare un poco la tensione  e poi di lasciar andare la tensione muscolare specifica e poi di tutto il corpo. Con tale tecnica si può imparare una migliore gestione della propria tensione che può essere una manifestazione dello stato di ansia – pericolo percepito e generalizzare l’abilità all’ambito delle attività quotidiane.

 

Biofeedback

L’utilizzo della tecnica del biofeedback è iniziato negli anni ‘60. Consente alla persona di essere informata circa alcune funzioni del proprio corpo mediante rilevatori (es: sensori EMG che rilevano il segnale dei muscoli per misurare il grado di tensione muscolare, sensore del polso cardiaco, di attività psicogalvanica, ecc..). In sintesi: una informazione passa dal corpo alle apparecchiature di rilevazione e tradotta  alle orecchie (es.: un suono che varia di intebsità) o agli occhi (es.: intensità di luce o immagine su uno schermo) per poter favorire al cervello un nuovo modo di attivare - controllare - agire, al fine di favorire una maggiore consapevolezza corporea e, ove possibile attraverso un apprendimento, un maggiore autocontrollo. 

Il biofeedback è utile ad esempio per favorire la riduzione della tensione muscolare specifiche, come nelle cefalee muscolo tensive, o di alcuni specifici distretti corporei, o una respirazione più profonda ed equilibrata, come negli attacchi di panico e in persone con scompenso cardiaco cronico. 

 

Allarme sonoro e pannolino (in inglese: Bell and Pad o Bed Wetting) 

Per l’enuresi notturna (oltre i 6 anni di età) la terapia comportamentale comprende l’utilizzo di un segnalatore acustico che consente al bambino di svegliarsi alla fuoriuscita delle prime gocce di urina. In congiunzione al training minzionale e ad una prima valutazione generale con i genitori, l’allarme “contingente” notturno mira a stabilire un riflesso che non è ancora stato appreso dal bambino o dal giovane adulto. Tale addestramento consente progressivamente di migliorare la percezione dei segnali corporei che avvisano della necessità di svegliarsi e di recarsi in bagno e che nell’età adulta invece in condizioni di salute normale lo permettono.

 

Training di assertività

L’assertività consiste nella capacità relazionale di farsi rispettare senza ledere i diritti degli altri; è una valida e più funzionale alternativa all’attuazione di comportamenti aggressivi o passivi nelle relazioni. Nel training di assertività lo psicologo utilizza tecniche terapeutiche per aumentare le abilità del paziente nelle proprie relazioni, controllando i fattori disturbanti come la rabbia, l’ansia sociale o sentimenti di imbarazzo e impotenza. E’ utilizzato per migliorare l’efficacia della persona all’interno delle proprie quotidiane relazioni, ed evitare l’accumulo di stress e sentimenti negativi.

 

Training di problem solving

E’ un intervento finalizzato a sviluppare nel paziente le capacità di definire un problema, generare diverse alternative di soluzione e applicare poi quelle che risultano più promettenti. Può essere utilizzato per migliorare la gestione dello stress o per affrontare specifici problemi.

 
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